Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Santa Giusta
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A Santa Giusta tra tutte le tradizioni popolari, quella della preparazione del pane ha sempre occupato un posto di rilievo. La panificazione costituiva un vero e proprio rito: la massaia vi si accingeva facendosi il segno della croce e coprendosi il capo con un fazzoletto, quasi stesse per entrare in un luogo sacro, ed altri segni di croce venivano fatti, prima di iniziare l’impasto, sui vari ingredienti, in particolare il sale ed il lievito che erano tenuti in gran considerazione. Al pane si attribuiva il dono della santità tanto che se ne fosse caduto a terra un pezzetto, lo si raccoglieva e lo si baciava. La produzione della farina del pane si svolgeva prevalentemente in casa. Nelle “case all’antica” c’era una stanza ( sa dom’e farra o sa domu de su pai) riservata e attrezzata per la lavorazione del pane. Vi si conservavano settaci e cestini di ogni tipo che venivano usati per ottenere la crusca (su poddini), la farina (su scetti), la semola (sa Simula). Da ciascuna di queste se ne traevano almeno due qualità. Il pane una volta preparato, veniva infornato in “su stabi’ e su forru”, tipico forno sardo dalla forma rotonda o rettangolare. Questo compito era affidato totalmente alle donne. Le massaie affrontavano questo compito circa ogni dieci giorni. Era un lavoro molto impegnativo, perché la quantità di pane doveva essere sufficiente per tutta la settimana. Parte dell’impasto (su frummentu), veniva conservato per il pane della settimana successiva. Ciò che differenziava il pane di grano dal pane d’orzo non era tanto il processo di produzione quanto la destinazione; il pane d’orzo era il pane dei poveri e dei servi, mentre il pane di grano era il pane dei privilegiati, delle buone annate, delle feste e delle occasioni speciali, ad esempio i pranzi di nozze per i quali si preparava un pane dalle forme elaborate e simboliche.
Il pane più pregiato è chiamato “su coccoi”, prima della cottura veniva abbellito esteriormente con le forbici, lo si modellava così da formare tante piccole creste pasquali, la pasta veniva modellata con la forma del numero otto, su cui venivano messe due uova sode; questo pane che aveva un significato augurale, viene chiamato “sa corona e s’ou”. Per la domenica delle Palme invece, si confezionava “su coccoi e prama”, alla cui pasta, una volta lavorata, viene data la forma di cilindri intrecciati tra loro a somiglianza delle palme benedette. La lavorazione del pane fatto in casa, è un’ arte che va scomparendo qui a Santa Giusta, sono poche le donne che usano farlo ancora con i metodi antichi, con la nostalgia e il ricordo di un pane genuino e gustoso.