Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Santa Giusta
Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti

Tra le tecniche di pesca era, e resta ancora oggi, molto famosa quella nelle "camere della morte". Veniva, e viene, effettuata in occasione dell’alta marea, quando i pesci, entrati nelle chiuse, potevano essere presi in abbondanza. Per circondare i pesci veniva usata la rete detta su pezzu mannu . Quando la quantità di pesci era scarsa si usava su pezzigheddu. Le reti venivano gettate nell’acqua in semicerchio. Si partiva da un punto preciso, a terra o nella passerella, si circondava la camera di morte e si tiravano in secca le reti. I pesci catturati venivano sistemati dentro a dei cesti.
La pesca col coppo, s’obigheddu si praticava controcorrente, perché proprio in quei punti la presenza dei pesci era abbondante. Due pescatori, situati ad una trentina di metri di distanza l’u no dall’altro, procedevano lentamente facendo scorrere il coppo sull’acqua, sino ad incontrarsi combaciando i coppi che a questo punto venivano sollevati carichi di pesce.
S’abbruzzadura (tuffo) era una tecnica che necessitava di una cordicella e un pezzo di legno. Il pescatore si tuffava nell’acqua, prendeva i pesci con le mani, assestava loro un colpetto sulla testa col pezzo di legno e li infilava nella cordicella legata alla vita. Questa tecnica adesso si usa solo nei periodi di magra.
La pesca con is cullegas , 4 barche, è tutt’ora usata. Su ciascuna barca siedono due o tre pescatori. Uno di essi organizza la pesca su cummandadori. Le 4 barche partono assieme dalla riva dello stagno, procedendo accoppiate ad una 50ina di metri di distanza le une dalle altre. Trovato il punto più adatto per la pesca si gettano le reti in acqua e, dopo averle unite tra loro, le due coppie di barche invertono la rotta formando ognuna un percorso a chiocciola, l’estremità del quale si chiame campinu. A questo punto i pescatori battono la superficie dell’acqua verso il centro del cerchio in modo da spaventare i pesci che si dirigono direttamente nella rete detta appunto salterello.
La pesca con
sa sciaiga
è una pesca a strascico. Si stabiliva un punto per la pesca, sul fondale si conficcava
una stecca di ferro ad un palo per indicare il punto in cui s’iniziavano a calare le reti in mare.
Si procedeva in barca verso il largo, si remava formando un arco per tornare poi al punto dal quale
si era partiti.