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Tra gli attrezzi di pesca veniva usata s’obiga , una sacca di rete a maglia stretta tenuta ferma ad un semicerchio in legno molto usata per pescare l’anguilla: i pescatori si mettevano in cerchio facendo un rumore tale che il pesce impaurito potesse dirigersi da chi possedeva l’attrezzo. Ogni tanto si usa anche adesso.
La nassa, sa nassa , era ed è utilizzata per escare le anguille nella peschiera. È costituita da una gabbia di forma tronco-conica con un’apertura nella parte superiore dalla quale i pesci possono entrare ma non uscire. Una fune, con un’estremità tenuta da un galleggiante, ne permette il recupero. Il materiale della nassa prima era costituito da giunchi, ora si usa il cotone. Le nassette invece si usano per la pesca dei granchi.
Ma il mezzo più usato, sia ieri che oggi, nella pesca delle anguille e dei granchi, resta il bertavello, sa matavella . Una lunga sacca di rete di varia lunghezza, simile alla nassa, separata da cerchi in olivastro o materiale plastico. Le sue reti vanno restringendosi sempre più fino a quando i pesci non possono fuoriuscire, è detta anche per questo camera di morte.
Sa fruscia piccola e su pettini (fiocina) più grande, erano formati da un forchettone in ferro, a più punte alla quale si univa un manico di canne di circa 3 m di lunghezza. L’uso di tale attrezzo richiedeva molta capacità e abilità, solo pochi pescatori erano veri specialisti.
Su paramìttu
(il palamito), composto da un cesto confezionato con rami di olivastro nel fondo, canne
intrecciate all’olivastro nei fianchi e da fieno palustre feu intorno al bordo. Dentro al cestello
vi era una lenza di cotone prevalentemente colorata di marron, cui venivano legati dei pezzi di
nylon, all’estremità dei quali erano fissati ami di vario numero. Un’e sca molto gradita dai pesci
era il lombrico su ziringoi. Oggi è altrettanto usato.
Per la pulizia della peschiera si utilizzavano mazzi di mirto (sa muta) o altre erbe, adesso
invece vengono utilizzati macchinari più moderni.
Le
reti di un tempo erano in cotone adesso sono prevalentemente in nylon.
Si usava
su pezzu mannu
(il pezzo grande) di forma rettangolare lungo 35 m e largo 5 m e
su pezzigheddu
(il pezzo piccolo) di 20x4 m. Entrambe le reti venivano usate per la pesca di
muggini, anguille e spigole nella camera di morte.
Oggi si continuano ad usare:
Per la riparazione e preparazione dei teli delle reti, erano molto utili gli aghi, is agusu . Ogni ago era costituito da una stecca di legno o ferro, e presentava alle due estremità 2 crune dove veniva infilato il cotone. Con esso si procedeva alla rimagliatura o al confezionamento di nuove reti. Adesso gli aghi sono prevalentemente in plastica o metallo che non arruginisce. Attualmente sono in vendita le reti già pronte, il loro uso perciò è limitato alla sola riparazione delle reti.