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Attendibili fonti storiche attestano che il mattone di argilla crudo fu usato presso il bacino mediterraneo già attorno al 4.000 a.C. da Caldei e Egizi. In Sardegna fu molto probabilmente importato dai Punici, come attestano alcuni tratti di muratura, con esso realizzati, visibili nelle rovine di Nora.
Il mattone crudo veniva realizzato usando come stampo una blocchiera artigianale in legno o in
ferro chiamata "sestu" ed avente dimensioni standardizzate. I mesi ideali per la preparazione erano
quelli più caldi: giugno, luglio e agosto; il sole di questi mesi garantiva un essiccamento
ottimale del mattone eliminando il grave pericolo della sua fessurazione e quello dell'odore di
muffa dovuto all'umidità residua. L'impasto veniva preparato in uno scavo effettuato entro il
terreno in cui si doveva edificare lo stabile o in un'area attigua ad esso.
Il lavoro veniva iniziato nel pomeriggio impastando l'argilla bagnata abbondantemente con
acqua ed aiutandosi con
sa marra (la zappa) e appena l'impasto cominciava ad essere sufficientemente pastoso,
si versava su di esso un adeguato quantitativo di paglia di fieno e si cercava di rendere
omogeneo il tutto. Durante le ore notturne si lasciava lievitare l'impasto e si riprendeva la
lavorazione il mattino seguente pigiando la massa pastosa con i piedi per alcune ore sino a che non
veniva ritenuta pronta, per omogeneità e consistenza, per essere versata in
su sestu.
Nasceva così il mattone di
ladiri. Veniva lasciato esposto al sole per circa cinque giorni; gli veniva cambiata
posizione per almeno altre cinque volte in modo tale che ognuna delle sue sei facce ricevesse
direttamente, per altrettanti giorni, i raggi solari. Quindi dopo un periodo di essiccazione della
durata minima di trenta giorni, veniva utilizzato per fare le murature.
Il mattone crudo è un materiale da costruzione ecologico ma soprattutto vanta diverse
caratteristiche fondamentali per il comfort quali la fonoassorbenza e la termocoibentazione.