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Il crocifisso esposto nella nicchia del presbiterio risale a metà 1440. a opera di un maestro di Olzai proviene dal convento dei cappuccini di Ollolai. Secondo alcune fonti i religiosi il 3 Agosto 1490 in seguito ad alcuni fatti di sangue furono costretti a scappare mettendo il crocifisso al riparo nel convento della Maddalena di Silì. Nel 1866 lo stato incamerò alcuni beni della chiesa tra cui questo crocifisso, che venne messo all’asta dal demanio qualche tempo dopo.
Il vicario di Santa Giusta, Don Oggiano, fece una colletta tra i fedeli acquistando così il
crocifisso che da allora è sempre stato nella basilica di Santa Giusta. Nell’opera vi è un’armonica
ricerca delle proporzioni e una resa naturalistica degli elementi anatomici. Il crocifisso denuncia
nel corpo le sofferenze patite, non soltanto quelle fisiche della passione, ma anche quelle di
tutta la vita. Tuttavia mostra anche nella serietà del viso e nella compostezza del corpo la
dignità di chi ha superato quelle sofferenze con la forza delle proprie qualità morali.
Il movimento della luce sfiora i risalti anatomici, l’inesistenza lineare dei capelli, il
rigonfiarsi doloroso della vena sulla fronte sono elementi drammatici; vi è un abbandonarsi
doloroso, ma vi è anche la serenità cosciente di chi ha saputo percorrere fino in fondo, senza
cedimenti, la propria strada.