Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Santa Giusta
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La cattedrale si sviluppa con un impianto longitudinale a tre navate, con due ordini di colonne,
sette per parte.
La
navata centrale, conclusa con un'abside orientata, è più alta delle altre, ed ha
una copertura con capriate lignee, mentre le navatelle sono coperte con volte a crociera senza
partizioni di archi trasversali.
Nel 1898 fu rafforzata la navata sinistra con tiranti in ferro e si tolse il deturpante
intonaco interno, mentre nel 1922 furono raddrizzate quattro colonne del lato sinistro che si erano
inclinate. Tanto le colonne quanto i capitelli sono antichi e sono di diversa mano e di diversa
epoca, non vi è dubbio che siano stati presi da antichi edifici romani, forse di Tharros. Tutti i
capitelli sono di ordine corinzio, composito e ionico, ma non tutti della stessa finezza di
lavoro.
Le colonne, la maggior parte monolitiche, che sostengono le arcate sono tutte di marmo vario salvo tre che sono di granito. La quarta a destra è di marmo bianco scanalato, dove in passato appoggiava il pulpito rimosso presumibilmente a fine ‘800.
Nella Basilica il cambiamento di ordine nei capitelli dei colonnati lungo le navate, sottolinea
il passaggio alla zona presbiterale, vediamo infatti che sulla quarta colonna di entrambi i lati, a
partire dall’ingresso, due capitelli ionici interrompono la serie continua di capitelli corinzi,
salvo due elementi compositi da considerare tipologicamente affini. Anche nel presbiterio si ha la
stessa situazione, con due file di tre colonne con capitelli corinzi, salvo il terzo sulla destra
che è anch’esso composito.
Nella Basilica si distinguono otto capitelli corinzi in marmo e uno in calcare, tre capitelli
compositi in marmo, e due capitelli ionici in marmo.
Tra i capitelli indicati, quello sulla sesta colonna nella navata sinistra a partire dall’i
ngresso principale e del tipo corinzio asiatico, ad una sola corona di foglie di acanto spinoso che
si toccano con le estremità, generando tra foglia e foglia quattro figure geometriche
irregolari(una losanga, un rettangolo, un triangolo e un rombo). Simile a quest’ultimo è quello che
si trova sulla quinta colonna nella navata sinistra a partire dall’ingresso principale. Sulla prima
colonna nella navata sinistra dall’ingresso principale abbiamo un tipico capitello islamico che
consta di una doppia fila di foglie d’acanto stilizzate, con estremità ricurve, sormontata da un
fregio di pseudo-palmette stilizzate, da una sorta di tondino e da una treccia.
Nella cripta abbiamo due capitelli corinzi in calcare e cinque compositi a foglie lisce, poi
abbiamo un capitello ionico, in marmo bianco cristallino che funge da base ad una delle colonne.
Nella cripta è possibile osservare un pluteo marmoreo rinvenuto in recenti lavori di restauro
della Chiesa che risale alla fase terminale dell’alto medioevo (VIII e XI sec. d.C.), decorato con
un motivo geometrico a bassorilievo, rappresentato da un cerchio nel cui centro se ne intersecano
altri quattro. Da tale intersezione ha origine un intreccio fitto e regolare a formare serie di
piccole figure geometriche perfettamente uguali e simmetriche.
Il presbiterio largo quanto le tre navate, è sopraelevato di ben sette gradini rispetto al piano della chiesa, per la presenza della cripta interrata soltanto per metà, e abbraccia le ultime tre campate. Originariamente, era isolato e nel 1847, l’Arcivescovo Saba lo distrusse per farvi una balaustrata di marmo, distrusse altresì, l’altare di legno dorato con il suo maestoso tabernacolo adornato di nicchiette dov’erano collocate tante altre statuette in legno dorato.
La cripta, articolata in quattro navatelle voltate a crociera, occupa un terzo del
corpo della Chiesa, cioé tutta la parte del presbiterio, la volta è sostenuta da sei colonne nane
di marmo, le quali sono state ricavate tagliando altre colonne provenienti da antichi edifici,
simili a quelle che sostengono le mura delle navate superiori.
Vi sono tre altarini, uno si trova di fronte alla scala di accesso alla cripta, dove
attualmente sono collocate le reliquie delle Sante, Giusta, Giustina ed Enedina, l’altro nella
parete sinistra adiacente all’ingresso, dove si trova la Pietà de “
Is Perdonanzas”, e infine l’altare presente al centro del lato sinistro della cripta.
Non ci sono dubbi che questo sotterraneo sia stato forse la prima chiesa in cui si
celebravano i divini misteri, testimoniato dalle numerose terrecotte figurate rinvenute verso la
fine del secolo scorso nel sagrato della Cattredale, questo ci fa pensare che in età punica, verso
il IV-III sec. a.C., vi fosse localizzato un tempio dedicato a Demetra, dea del grano e dei
raccolti, e a sua figlia Kore.
La facciata costruita in conci d’arenaria chiara, come tutto il resto della
chiesa, proveniente dalle cave del Sinis, è nobilmente severa con il suo spartito in corrispondenza
alla navata centrale e tripartita da una grande arcata risalente sino alla modanatura orizzontale
sotto il timpano. L’ arcata centrale poggia su due lunghissime lesene che partono dal basso e si
raccordano alle paraste angolari con due arcate minori. Essa inquadra un bel portale pisano i cui
stipiti sono sormontati da due leoni di marmo bianco, nel pilastro della parte destra vi è scolpito
un leone che divora un porco, al lato sinistro poi un altro leone che divora un capriolo; simboli
che si scolpivano nelle porte delle Chiese del medioevo per indicare la vittoria del Vangelo sopra
l’eresia.
Sopra l’architrave di marmo un arco di scarico delimita una lunetta ribassata che porta una
croce di basalto. Sopra questo arco di scarico si apre una grandiosa e grandissima trifora che fa
filtrare una luce diffusa nell’interno austero e solenne.
Il frontone privo di decorazioni è diviso in tre spazi da due lesene. In quello
centrale compare un’apertura a rombo incavato a gradoni, di pura derivazione pisana. Ai lati del
portale sono poste due colonne romane tronche, di spoglio.
I due ordini delle fiancate sono decorati con arcate romane pensili a gola dritta sostenute a
due a due da lunghe lesene. Sul lato lungo settentrionale, in corrispondenza della quarta campata
della navatella laterale sinistra si apre un ingresso secondario dotato di un timpano in basalto
nero che, insieme ad alcuni conci dello stesso materiale incastonati a varie altezze sulla stessa
fiancata, ne attenuano appena il monocromatismo. Le arcatelle dell’elegante abside semicircolare
sono divise in cinque spazi e impostate su esili colonnine incastrate nel muro.
Un piccolo
campanile a vela a due monofore sovrastava fino al 1860 il muro orientale della
navatella di sinistra.
Attualmente nella parte posteriore della chiesa sorge un campanile ultimato nel 1908 su
progetto di Dionigi Scanu.