Il sistema lagunare costituisce un habitat naturale soprattutto per le specie migratorie, quali ad
esempio il fenicottero rosa (
Phoenicopterus ruber), l'airone rosso (
Ardea purpurea L.), il falco di palude (
Circus aeruginosus L.) e il pollo sultano (
Porphyrio porphyrio L.). Sono presenti anche numerose specie cacciabili quali il germano
reale (
Anas platyrhyncos L.), la canapiglia (
Anas strepera L.), il mestolone (
Spatula clypeata L.),e la gallinella d'acqua (
Gallinula chloropus L.).
La vegetazione spontanea che cresce sulle sponde degli stagni ha svolto un ruolo determinante
non solo perché parte di un ecosistema che ha consentito l'insediamento della fauna e
dell'avifauna, risorsa naturale sfruttata nel corso dei secoli, ma anche in quanto fonte di materie
prime utilizzate nell'elaborazione di strumenti del lavoro quotidiano: il salice (
Salix), si usava per intrecciare i cestini; le foglie di
spadua, la tifa (
Typha latifolia) venivano colte e essiccate per realizzare le stuoie, il falasco (
Cladium mariscus) veniva utilizzato per intrecciare coperture di capanne; il giunco
marittimo (
Juncus marittimus) e il giunco pungente (
Juncus acutus) venivano utilizzati per lavori artigianali di intreccio e con i rami
pestati si ottenevano legacci, funi e corde. Da
su fenu, il giunco palustre (
Scyrpus lacustris), si ricavavano i fascioni che uniti dal cordame, sempre in fibre
naturali, davano vita a su
fassoni.
Sa tziba, l'obbione (
Halimione portulacoides) è ancora oggi impiegata nella preparazione del tipico piatto a
base di muggini, sa
mrecca; infine le canne domestiche (
Arundo donax), hanno costituito un importantissimo componente per la difesa idrogeologica
del suolo, oltre a garantire la sopravvivenza dell’avifauna presente in gran numero ed in diverse
specie.
Il sistema lagunare di Santa Giusta è stato nei secoli un importante tramite per gli scambi
commerciali grazie al collegamento col mare attraverso il canale di Pesaria e può essere
considerato da sempre il teatro delle vicende storiche succedutesi nel corso dei secoli. Infatti la
presenza dello stagno e di un entroterra fertile e pianeggiante sono stati determinanti nel
favorire l'insediamento umano fin dai tempi più remoti.
Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Santa Giusta risalgono al
Neolitico Antico (VI – V millennio a.C.). A tale fase sono riferibili alcuni manufatti in ossidiana
rinvenuti occasionalmente in superficie nella regione Interacquas, presso la piccola laguna
di Pauli Maiori, ad oriente dell’attuale centro abitato e confinante col territorio del Comune di
Palmas Arborea. Il ritrovamento di una statuetta di Dea Madre del tutto simile a quelle più famose
rinvenute nella necropoli di Cuccuru is Arrius, in territorio di Cabras, fanno ipotizzare l’e
sistenza di un villaggio del Neolitico medio (fine IV millennio a.C.) nella regione Sartu Amenteddu
o Sartuamentedda situata tra Pauli Maiori (a nord) e Pauli Figu (a sud). L’età nuragica, dalla
media età del Bronzo alla prima età del Ferro, è documentata nel territorio di Santa Giusta da
quattro nuraghi e da un villaggio, tutti nei dintorni della laguna. Attualmente non sono più
visibili neanche i resti di questi nuraghi perché nel corso degli anni sono stati oggetto di una
attività di spoliazione volta al riutilizzo del materiale lapideo. Di epoca fenicia è la fondazione
di Othoca, risalente alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. Non ci è pervenuto il primo toponimo,
quello attribuito all’atto della fondazione: Othoca, ovvero città antica, è il nome che è stato
assegnato alla città al momento della fondazione di Neapolis, città nuova, localizzata all’e
stremità sud orientale del golfo di Oristano, alla fine del VI secolo a.C., che prenderà il posto
di Othoca nella nuova età dell’egemonia cartaginese. La città di Othoca sorse su una tozza penisola
nella costa orientale della laguna di Santa Giusta e costituiva lo scalo portuario della città; ciò
è dimostrato dai numerosi rinvenimenti di anfore nel corso degli anni. L’economia della città era
basata con tutta probabilità sugli scambi commerciali che avvenivano presso la laguna che, messa in
comunicazione col golfo di Oristano attraverso il canale di Pesaria, costituiva il polo di partenza
e di arrivo di merci varie. È stato dimostrato dagli studi e dalle indagini archeologiche, che
Othoca era un centro importante e vitale; si estendeva per almeno sette ettari. L’insediamento
urbano era situato a ridosso dell’attuale Basilica di Santa Giusta. Le necropoli, Santa Severa e Is
Forrixeddus erano localizzate in un’area esterna rispetto al centro abitato. In queste necropoli
hanno grande importanza due esempi monumentali di caveau bâti (tomba a camera costruita)
appartenenti alla tradizione del Vicino Oriente, non documentati finora in nessun’altra area della
Sardegna fenicia ma conosciuti in centri siro-palestinesi, ciprioti, nord africani e nella Costa
del Sol della Spagna meridionale. Tra la fine del VI secolo e la prima metà del V secolo a.C. il
centro di Othoca sembra perdere di importanza a favore del nuovo centro di Neapolis, fondato dai
Cartaginesi presso lo stagno di Marceddì che diventerà ben presto una nuova città mercantile dotata
anch’essa, come Othoca, di un porto lagunare aperto a nuovi commerci e scambi. In età romana
Othoca, come gli altri centri urbani punici della Sardegna, subì la conquista degli eserciti romani
senza combattere, quando, nel 238/237 a.C., il Senato di Roma.